Merito – Demerito – Talento

Considerazioni preliminari.

Già negli anni 80 del secolo scorso (“prima repubblica” – periodo C.A.F) e con evidente volontà di rivalsa, nell’era berlusconiana, si è consolidata l’idea di chiudere con il 68 e con il principio “d’uguaglianza” cui, molto superficialmente, era associato. C’è un numero da togliere ed è il numero 1968” dice Tremonti. La presunta “uguaglianza” è stata sostituita dalla “meritocrazia” e questa parola, diventata senso comune, pare mettere tutti d’accordo. Le intenzioni sembrano valide: avere una scuola migliore di quella che abbiamo. Credo, però, che sia un modo errato di affrontare il problema.  Migliore è, infatti, una definizione che può essere usata in modo equivoco se ad essa non è associato un preciso criterio di valutazione. Per esprimere giudizi si deve avere un criterio di valutazione, quindi il problema della “meritocrazia”, a mio avviso, non sta solo nella sua radice, profondamente antidemocratica, ma nel fatto di considerarla “la soluzione” che, annulla la riflessione sul concetto di valutazione. Per valutare bisogna anche avere degli obiettivi chiari cui commisurare i risultati ottenuti e nella generale crisi della scuola italiana, la cosa meno chiara sono proprio gli obiettivi, eccetto il rafforzamento del potere gerarchico. Non importa cosa si fa a scuola, cosa s’impara, se ci si va con piacere, se si formano dei cittadini consapevoli e con senso critico. I nostri recenti ministri dell’Istruzione hanno risolto il problema della valutazione introducendo dei test. Sono oggettivi? Chi lo garantisce? L’Istituto della Valutazione (Invalsi)? I test misurano veramente la preparazione degli studenti? Mah! Nel frattempo l’unico tangibile risultato è che le scuole con i migliori risultati dei test Invalsi avranno più soldi dallo Stato. Quanto agli insegnanti, il livello delle loro prestazioni, “il merito” sarà valutato dal dirigente d’istituto che, a quanto pare, potrà dividerli in tre scaglioni: ai primi un premio, una mensilità in più, ai secondi nulla e ai terzi, se continuano a rimanere, rischieranno d’essere licenziati. Penso, infine, che praticare il merito su basi disciplinari, voto in condotta che fa media, sia un metodo autoritario, demagogico ed iniquo. Leggi l’articolo completo

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Motivazioni politiche e sociologiche del Progetto Istruzione Futuro

La proposta di legge “PROGETTO ISTRUZIONE FUTURO”, presentata dall’Associazione Democrazia per l’Italia, non è un’utopia ma un progetto responsabile, fattibile e necessario per ridare un futuro alle nuove generazioni. Abbiamo, infatti, valutato che in una scala di valori, la scuola, con il lavoro, è priorità assoluta. Riteniamo pertanto che per ricostruire l’Italia occorra ripartire dalla scuola. Senza efficaci investimenti in scuola, università e ricerca, che riducano il divario rispetto agli altri paesi europei è, infatti, impossibile un modello di sviluppo che sia in grado di affrontare, con urgenza, la crisi economica, sociale, morale ed ambientale in cui il nostro Paese è precipitato. Leggi l’articolo completo

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Processo di avviamento Progetto Istruzione Futuro

PROCESSO DI AVVIAMENTO DELLA LEGGE

  • schema del processo di avviamento
  • meccanismi di messa in moto del processo
  • il know how della didattica
  • gli attori principali
  • quantità di docenti formati al primo anno e successivi

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